Francesco Martinelli, superiore del convento del Conero, scrive all'amico Stefanucci. Canonico di Monte San Pietrangeli, questi vive con la sorella Gertrude e la nipote Rachele. L'altra nipote, al secolo Amabile, è monacata ad Apiro come Suor Costante Maria nel convento di Clarisse di cui è confessore lo stesso Francesco Martinelli. Di questa corrispondenza rimangono otto lettere e la curiosità di girare per archivi alla ricerca di un uomo la cui spiritualità e cultura traspaiono dal suo parlar per celie. Siamo nel 1856 e di lì a poco il complesso del Conero, oggi albergo, verrà demaniato comportando la fuoriuscita dei frati.
Un breve assaggio:
"La cadente Quaresima di cui parla l'afflitta Rachele, mi fa girare l'arrosto nel letto perché la trippa è vuota. La disciplina per me l'ha fatta la medesima Rachele, sopportando un grosso e continuo dolore al dito (forse unascesso). E' stata una vera disciplina anche a sangue, quale dovrei farla pei miei trascorsi io che invece mi giustifico ora perché è freddo, ora caldo. E così si avvicina il rendiconto e non avrò saldato niuna partita de' miei debiti, che non sono pochi, antichi e moderni, come Secolare, Sacerdote, Confessore, Superiore. Oh, che sindacato! Ho dunque bisogno di penitenza? Sono buono? Il resto lo dirà Rachele. M'è venuto un pensiero: al mio arrivo Rachele m'avesse a gettare dalle scale ! Allora, oh povero vecchio! La vederemo! "