Sibilava, sì, sibilava mentre mandava luce azzurrina che rischiarava all'odore di carburo. Sì, carburo, la polvere bianca che i bambini sgraffignavano di soppiatto per farne un mucchietto, di nascosto dai grandi. Uno sputo, rapido sopra un barattolo rovesciato, poi tutti via al riparo: dallo scoppio, dal barattolo che schizzava a proiettile e dall'adulto a correre dietro. Erano i tempi che la corrente elettrica non giungeva alle case di campagna. Chi poteva, rischiarava con la lampada all'acetilene il buio della stalla per assistere la vacca nel parto. Il suo sibilo accompagnava anche le chiacchiere di quelli riuniti a scartocciare il granturco nelle notti d'estate, i bambini a far trecce di barbe rossicce. Accompagnò anche il tragitto di Lucia, la notte del '56 che la portarono fino alla strada sopra casa seduta su una seggiola. Ad aspettarla, il dottore, con l'automobile trainata da un carro di buoi fin lassù, che c'era neve e lei s'era sgravata d'un aborto.
Erano i tempi che c'erano ancora le pompe del Flit. Si svitava il sifone, si versava all'interno il DDT, si richiudeva e si cominciava a spompettare. L'odore, acre a dire il vero,si spandeva per casa con terrore delle mosche che cadevano stecchite a pancia in sù.
Sarebbe?



Eccolo qua rappresentato l'impegno . Lo stesso impegno con cui provo a mettermi a scrivere qualcosa che abbia un briciolo di leggibilità, un senso almeno, ora che la vena s'è inaridita.