Le 14 stavano quasi per scoccare e l'incanto era lì lì per finire. Ma una scarpetta così non si adattava al suo piede. Così ne infilò un'altra
più consona alle immersioni cui era avezzo. Ad ispirarlo fu una Fata Poetessa. Gli fece tornare il buonumore infilandosi nel disordine dei pensieri e delle cose con la voce sorridente. Può una voce sorridere? "Sarebbe da inventarci una filosofia, un saggio", rifletté mentre la vocina di dentro suggeriva : "Prima finisci quel che devi finire, poi potrai divertirti nel modo che sai". Pigrizia, ecco che aveva e un che di sciatteria noncurante. E ce n'erano cose con cui cimentarsi, pronte nella testa ma ferme nel pennino, su miti, vampiri, su Achille arrogante, sul buffone di corte. "Dopo, tutto questo". Che il solerte L.C. rimanesse poco in attesa alla scrittura a quattro mani. Scrisse così, rinfrancato e si accinse all'Alfieri a completare il testo, ostica cosa, che l'editore aspettava da due mesi per un'edizione rinnovata di quel che c'è da sapere per "badare" ai bimbi da 0 a 3 anni.
Scrittura. Il testamento di Astarte alle sue figlie
Non bruci mai il lafano senza motivo e non si sollevi spirito da un'anima turbata. L'ultima luna di agosto, 12893 anni dopo l'edificazione della città degli dei, salirete tutte sulla cima più alta di questo mondo, con tutte le scritture, lasciando dietro di voi le preoccupazioni, le noie, le religioni, le vostre case e i vostri talismani. Ognuna di voi prenderà con sé uno dei suoi figli e un figlio del vicino. Fortunati gli animali che vi seguiranno. Là, nel bianco della neve e nel cielo d'agosto, canterete i fuochi che cadranno dal buio. La terra tremerà e le acque lambiranno i vostri piedi. Inneggiate al dono divino. Inneggiate ai secoli nuovi. Inneggiate alla nuova creazione che gli occhi dell'anima vostra potranno godere. E la vostra canzone l'ascolteranno le stelle. (Mara Meimaridi, Le Streghe di Smirne)

