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Magari prima dovremo conoscerci un attimo, o no?

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Il mio Tabù

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domenica, 27 maggio 2007

















"Lega il mio corpo per la sua punizione e libera la mia anima per la sua salvezza". La voce di Beatrice Cenci giunse alta  e forte alla folla assiepata al ponte di Castel S.Angelo per assistere a "l'orrendo". Lasciato il carcere di Corte Savelli, Beatrice aveva percorso le vie di Roma coi piedi calzati di bianco, "il velo color della della cenere" sul capo e un crocefisso in mano. Adesso toccava a lei porre il collo delicato sulla "mannaja" perché la scure del boia calasse a troncarle la testa. Come aveva già fatto per il fratello Giacomo e la matrigna Lucrezia sotto lo sguardo atterrito di Bernardo, il fratello minore per il quale, data la giovane età, la pena era di assistere allo strazio dei familiari prima di essere avviato ai remi di una galea papale. Strano caso quello dei Cenci, svoltosi alla fine del XVI secolo. Il patrimonio più cospicuo di Roma, il conte Francesco, il capofamiglia protervo e riottoso, richiamato più volte dall'autorità papale, fu condannato persino al pagamento di una multa cospicua, "E non fu caro",per Sodomia con "la bella Spoletina". Padre tremendo,  aveva persino rotto ogni rapporto coi due figli maggiori. Confinate la figlia Beatrice e la seconda moglie Lucrezia Petroni nel ristretto di Rocca Petrella, il suo cadavere venne ritrovato nel burrone sottostante. Ad essere incolpati di congiura e del conseguente omicidio, nonostante l'opposizione delle Corte di Napoli, furono i figli Giacomo e Beatrice insieme alla moglie. Sollecitata dai giudici stessi a riferire in sua difesa degli attacchi incestuosi del padre, fino all'ultimo Beatrice tentò di preservare almeno il nome della sua "antica e nobile famiglia...da un obbrobrio eterno". Ammise di aver partecipato all' omicidio solo quando capì di trovarsi di fronte ad una sentenza predeterminata.Molto rimane di dubbio sull'intero processo e il fatto che l'intero patrimonio dei Cenci venisse poi assegnato agli Aldobrandini, familiari del Papa,  lascia qualche incertezza sulla serenità del giudizio.
postato da: Opposite alle ore 19:11 | link | commenti (9)
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venerdì, 25 maggio 2007



C'era una volta Marco Rivolta: non dette retta, corse giù per le scale, si ruppe l'osso del collo e si fece male.

Era, dicevano, come Tignino, che gli acciaccavano la testa e lui ancora intignava
postato da: Opposite alle ore 00:12 | link | commenti (7)
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venerdì, 18 maggio 2007



Già, lì c'erano gli Dei, quelli che oggi non esistono più. Se c'era qualcosa i grande tra i Greci era quel loro aver assimilato ogni emozione ad una Divinità o a un demone. Almeno così sapevano riconoscere all'istante cosa stesse movendo il loro animo senza dover ricorrere a quei ciarlatani di psicocosi che oggi credono di saper tutto.  Esempio? All'arrivo del Cattivo Ricordo si andava a bere alla fonte dell'Oblìo e la questione era sistemata. (ridere ridere)
postato da: Opposite alle ore 23:24 | link | commenti (21)
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giovedì, 17 maggio 2007


Un'anziana donna cinese aveva due grandi vasi, ciascuno sospeso

all'estremità di un palo che lei portava sulle spalle.

Uno dei vasi aveva una crepa, mentre l'altro era perfetto, ed era sempre

pieno d'acqua alla fine della lunga camminata dal ruscello alla casa, mentre

quello crepato arrivava mezzo vuoto.

Per due anni interi andò avanti così, con la donna che portava casa solo un

vaso e mezzo d'acqua. Naturalmente, il vaso perfetto era orgoglioso dei

propri risultati. Ma il povero vaso crepato si vergognava del proprio

difetto, ed era avvilito di saper fare solo la metà di ciò per cui era

stato fatto. Dopo due anni che si rendeva conto del proprio amaro

fallimento, un giorno parlò alla donna lungo il cammino: "Mi vergogno di me

stesso, perché questa crepa nel mio fianco fa sì che l'acqua fuoriesca

lungo tutta la strada verso la vostra casa".

La vecchia sorrise: "Ti sei accorto che ci sono dei fiori dalla tua parte

del sentiero, ma non dalla parte dell'altro vaso? È perché io

ho sempre saputo del tuo difetto, perciò ho piantato semi di fiori dal tuo

lato del sentiero ed ogni giorno, mentre tornavamo, tu li

innaffiavi.

Per due anni ho potuto raccogliere quei bei fiori per decorare la tavola.

Se tu non fossi stato come sei, non avrei avuto quelle bellezze per

ingentilire la casa".

Ognuno di noi ha il proprio specifico difetto. Ma sono proprio la crepa e

il difetto che ognuno ha a far sì che la nostra convivenza sia interessante

e gratificante. Bisogna prendere ciascuno per quello che è e vedere ciò

che c'è di buono in lui.

Perciò, miei "difettosi" amici, buona giornata e ricordatevi di annusare i

fiori dal vostro lato del sentiero... e inviate questo scritto a qualcuno

dei (o a tutti i) vostri "difettosi" amici, e non dimenticate il

"Difettoso" che l'ha mandato a voi.



postato da: Opposite alle ore 00:08 | link | commenti (8)
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domenica, 13 maggio 2007



ACQUASTICANDO

 

 

E’ scivolata da un pinzo dell’ombrello e mi si è spiaccicata sul dorso della mano. Un po’ è saltata via, un po’ ne è rimasta.

L’ho guardata e m’è venuto su un pensiero. Quante storie ci sono in una goccia d’acqua?

Quali visi, in pioggia o lacrima, avranno bagnato le sue molecole, quali corpi morbidi in vasche di porfido, o irsuti negli stagni fangosi di una savana?

E da quale mare saranno salite, a formare nuvole fuggenti?

E come si sono mischiate fra loro, in un eterno percorso di terra e cielo e anfratti e rivoli e mari aperti. E poi cloache, sottoterre a scorrere fino al vulcano e di lì riversarsi col fango di lava a soffiare vapori.

A quante rugiade saranno appartenute nei mattini di pleistocene, a quali paludi, miste col sangue di caduti in mille battaglie.

E se almeno una, una sola molecola avesse sfiorato nel sudore del corpo Nefertiti la Bella, mentre velata dalle cortine volgeva lo sguardo al regno di Aton, o dallo Scamandro avesse potuto cogliere un attimo di Elena lontana da casa.

E poi il Fiume Giallo, le cascate Vittoria, il primo Battesimo…..Pensavo a tutto questo, quando una folata di vento mi ha rovesciato l’ombrello.

Sono tornato a casa zuppo e infreddolito.Doccia, accappatoio e phon.

Un po’ nello scarico, un po’ in lavatrice, qualcosa in vapore, ecco qua: fine d’un pensiero, il mio, vasto d’Infinito


 

 
postato da: Opposite alle ore 23:15 | link | commenti (10)
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mercoledì, 09 maggio 2007



Peter



Con la coda dell’occhio l’ho visto appena librarsi mentre mi si posava su una spalla. Me l’ha detto all’orecchio, di guardare in basso. E’ vero, non posso andarci,l’Isola che non c’è non è più grande della mia scarpa. Campanellino svolazzando m’ha preso le misure a prima vista e ha fatto segno di no col capo. Mi ha lasciato appena un pizzico di polvere dorata, per librarmi a un palmo dal mio letto.



 



postato da: Opposite alle ore 22:33 | link | commenti (9)
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lunedì, 07 maggio 2007

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domenica, 06 maggio 2007

Macbeth: " Non hai rimedi per una mente malata, non sai strappare alla memoria un dolore, raschiare i triboli incisi nel cervello, e con un dolce antidoto d'oblio nettare il petto dal grumo pericoloso che grava sul cuore?"



Medico: " No in questo il paziente deve farsi medico di sé stesso"  (Macbeth,V,3)

postato da: Opposite alle ore 21:41 | link | commenti (11)
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giovedì, 03 maggio 2007



SOMIGLIANZA

Una goccia di pioggia e una di pianto, per caso, un dì si ritrovaro accanto.

Le vide il Sole e, co' suoi raggi ardenti, pronto le fuse e le disperse ai venti

[Neri Tanfucio]



postato da: Opposite alle ore 23:25 | link | commenti (8)
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mercoledì, 02 maggio 2007

banana AsbjornScarpa AsbjornClown AsbjornAsbjorn FoglieLeone Asbjorn

Dicesi Arte Vera

postato da: Opposite alle ore 07:00 | link | commenti (9)
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