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Magari prima dovremo conoscerci un attimo, o no?

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martedì, 28 novembre 2006































NON TUTTI I SINGLES VENGONO PER NUOCERE
postato da: Opposite alle ore 14:15 | link | commenti (38)
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sabato, 25 novembre 2006









Abarabàcicìcocò, tre civette sul comò che facevano l'amore con la figlia del...bidello. Sì, del bidello, perché la figlia del dottore era scappata con tale Karl, camionista Olandese, e non s'era fatta più vedere. Dal giorno poi che fu tornata smagrita e male in arnese, se ne restò chiusa nella sua stanza sorda ad ogni domanda di madre, padre e sorella. Per fortuna, in quella casa ogni camera era dotata di bagno, ché la porta lei l'apriva solo per ritirare il mangiare dopo che le avevano lasiato il vassoio su uno sgabello. "Almeno per vedere che sia ancora viva" ribadiva la madre agli altri due che, fosse stato per loro, avrebbero condotto la faccenda in tutt'altra maniera. Una sola volta ebbero la sorpresa di vederla comparire, e fu quando passò rapida per il corridoio, valigetta in mano, annunciando "Entro in convento". "Meglio !", fece la sorella. Il padre immobile e interdetto, la madre provò a slanciarsi a riprenderla per via, ma, fatti pochi passi, si slogò una caviglia e la cosa finì li.

Dove fosse poi finita, per un pezzo non lo seppero (all'epoca in tv non avevano ancora inventato "Chi l'ha visto"), finché una pia donna di ritorno da un pellegrinaggio, si presentò affannata a dire che lei, la signorina Clarice l'aveva riconosciuta fra  certe monache Figlie di Maria. "M'han solo detto un Grazie, null'altro" riferì poi a chi volle sapere e a chi non poteva importargli di meno.

Era un giorno d'autunno, quando Clarice fece finalmente ritorno alla casa paterna. Cambiata, sì era cambiata di certo, ché abbracciati gli altri immobili, mentre fuori pioveva li volle mettere a parte di quanto le era occorso. Dell'esser stata monaca e delle confessioni fatte a quel pretino che tanto la comprendeva nei suoi affanni,che già alla terza volta era scoppiato un amorazzo confessionale prorompente. Dismessi tonaca e velo, s'era trovata a seguire quel Gettulio, spretato, fino a Guastalla dove erano poi rimasti, lui a fare il benzinaio, lei la cameriera in un bar lungo la statale. E del giorno che al bar s'era vista davanti Karl, che ora s'era inchiattato, e s'era nascosta nello sgabuzzino a veder meglio. Di lì s'era stupita a vedere che con lui era entrato Gettulio.

E i due a darsi abbracci e pacche sulle spalle , finché erano saliti insieme sul camion e Gettulio non aveva fatto più ritorno.

Finito il racconto a piangere, quando Clarice ebbe riaperti gli occhi si guardò intorno e vide. Sua madre s'era addormentata sul divano davanti alla tv, la sorella era salita in camera da un pezzo e il dottore era uscito per tempo a fare il dottore.



[ I Puntata ]



postato da: Opposite alle ore 12:32 | link | commenti (14)
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giovedì, 23 novembre 2006



E poi magari succede che ti assalga il ricordo. Le ali della prima farfalla, gialle e puntinate di nero su un fiore qualsiasi, il bicchierino d'argento e la forchetta che porta l'erba a mangiare, verde. L'odore di lucciole, sfiorate dal tocco di dita piccine e la monetina al mattino quando sono volate. Gli scalini a salire tenuto per mano e  traversare la vastità di una piazza di immani colonne coi santi in alto a guardare. Il mistero dell'acqua che corre e il dorso di coccinelle rotonde. Le palle di vetro a Natale col filo dorato che passa nel cappietto metallico. La polvere negli occhi portata dal vento. L'assaggio acre d'una frittella di farina di castagne e la gomma americana proibita. Il cane di pezza nera, Pirì,e il crepare della sua segatura bagnata a fargli iniezioni con l'acqua. Le corse nel piazzale a ginocchia sbucciate, bagnare gli altri con l'acqua della fontana. Far volare i piccioni, imparare a fischiare. La prima lettura...( e ci volle a convincerlo che anche se lì c'era scritto, i bambini sono stupìti, non stùpiti).
postato da: Opposite alle ore 18:08 | link | commenti (6)
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domenica, 19 novembre 2006

Chi sa






              cosa e quando 



questo gran manicomio finirà a Ridere, protetto da sé stesso,,
sapendo che
postato da: Opposite alle ore 16:17 | link | commenti (13)
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sabato, 18 novembre 2006


Doodling_3_by_ReginiDracoSilver




 N. si era appena diplomata all'Istituto Magistrale quando conobbe  G.che, nato in Calabria e trasferitosi  a Torino per lavorare come metalmeccanico in FIAT, da poco era giunto in città per il servizio militare. Come i due si incontrarono grazie ad Anna, un'amica, tra loro ebbe a scoppiare un amorazzo in libera uscita. Finita la leva, alla partenza, G.si fece coraggio e propose ad  N. un amore vero all'insegna del fidanzamento. Di lì a un attimo, mentre i campanili della città si facevano via via più piccoli allo sguardo,  G.portava la zavorra pesante, a  macigno, della risposta. "Io" gli aveva detto N. voltandogli le spalle,  "non voglio fare la moglie dell'operaio". G. io lo rividi anni dopo. Anna mi aveva chiamato per avvertirmi che era tornato e che voleva incontrarci. Stentai a riconoscerlo  nell'uomo che mi ritrovai di fronte, elegante e certo tanto diverso dal soldatino che avevo conosciuto. Ci chiese di N.  che, dicemmo, si era sposata con un impiegato ed era andata a vivere in un paese dei dintorni prima di sparire dal novero delle nostre amicizie. In quanto a lui, G. ci informò che, scornato dal rifiuto, appena tornato a Torino a lavorare, era riuscito a diplomarsi in tempo di record e poi aveva conseguito la laurea in Lettere col massimo dei voti. Dismessa la tuta da metalmeccanico, aveva lasciato Torino e, adesso che  viveva e lavorava come Lettore ad Oxford, era passato a salutarci. Tutto qui, e non ho mai capito perché Anna nei giorni seguenti ci tenesse tanto a fare quella telefonata a N. con una scusa qualsiasi.








postato da: Opposite alle ore 07:34 | link | commenti (8)
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giovedì, 16 novembre 2006

postato da: Opposite alle ore 23:26 | link | commenti (9)
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martedì, 14 novembre 2006



                             Ecco che scriverò. Perché vorrei esprimere tutto il rammarico per quanto accaduto. Ero lì, traversavo la piazza e l'ho vista procedere impettita come sempre, testa alta e petto in fuori, capelli biondo platinati e tacco alto. Oggi no, non indossava l'impermeabile con la cintura stretta ad esaltarle il vitino di vespa. Cammina altera, fingendo di ignorare il mondo intorno di cui pretende lo sguardo e lo stupore. Sì, è un po' demodé, in questa mise da vamp anni 30, magari è matta, non so. Tanto sola per questa sua diversità con cui si distanzia  dalla età che la vorrebbe giovane e fresca, non inabissata in un tempo che le è stato raccontato da una zia, da una nonna, non so. Magari a colpirla è stata l'immagine di una foto  ingiallita sulla mensola di un caminetto o su una pagina di giornale datato. Bene, anzi male, vederla  traversare il passaggio pedonale a falcate alte e d'improvviso restare interdetta con la gonna caduta ai piedi. Un attimo è durato, ché la donna che le si è trovata accanto è accorsa a riportargliela in alto. E' fuggita reggendola stretta alla cintura, il volto pallido di vergogna come le gambe che s'erano scoperte, velate di calze biancastre....sì, solo per  un momento, ma la giarrettiera s'è vista.
postato da: Opposite alle ore 21:49 | link | commenti (13)
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domenica, 12 novembre 2006

Io la vedo così: non è questione di legge Finanziaria, di evasione fiscale etc. E' che l'Italia è disseminata di disservizi, di complicazioni, di cose che altrove ci sono, ma in misura minore. E basta guardare la tv, Report, Mi manda Rai tre, i quotidiani, per dover sopravvivere a forza nel qualunquismo più assoluto. Un Caos dove mettere ordine non credo sia possibile manco in cento anni. Un Caos voluto e mantenuto, anzi, un Caos che si alimenta giorno per giorno coi governi a guardare. Ora i farmaci, coi medici che dovrebbero prescrivere i principi attivi, quelli che costano meno e sono gli stessi, i medici a protestare e le case farmaceutiche a fare la voce grossa. In Inghilterra già venti anni fa era così, col farmacista che ti riempiva la bottiglietta di compresse e poi in Grecia, dove, e chi sa perché ma ci hanno pensato i governi a contrattare e a imporre, c'è da restare esterrefatti a vedere che la stessa confezione che qui costa , es, 20, lì ne costa 4.E non si può fare come per la strada della foto, una bella ruspa e via. Oddio, sto diventando un rivoluzionario o un nihilista?Magari è come diceva il nonno, sempre quello: Chi ha mangia e chi non ha stenta. Mi vergogno.
postato da: Opposite alle ore 21:52 | link | commenti (16)
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sabato, 11 novembre 2006



Ecco. E ora a chi dice -Povero bambino- oppure -Che schifo!- gliene dico quattro. Perché io solo per un pomeriggio ho potuto tenermi in braccio un Boa Costrictor che mi solleticava la punta del naso con la lingua biforcuta. Perché non è vero che i serpenti sono viscidi, hanno la pelle vellutata e sono avvolgenti e se non gli rompi le scatole sanno comportarsi. Perché io dei serpenti non ho paura e se fosse decenza me ne terrei uno libero in casa come faceva Olimpiade, la madre di Alessandro Magno, anche perché le ripulivano la casa dai topi.Ecco, io topi non ne ho, ma se potessi...il fatto è che i serpenti devono mangiare e ho il surgelatore già zeppo per metterci anche lo schifo dei topi surgelati. Dargliene viivi poi, mai. E la cacca? La fanno una volta al mese....be', no, ma mi dispiace. A proposito, io dovendo stare in una stanza con un pollo o un serpente, sceglierei quest'ultimo. Già, perché quando ero bambino...una volta con una gallina, un'altra con una cornacchia, mi fecero spaventare come il bimbo dell'altalena!
postato da: Opposite alle ore 01:07 | link | commenti (16)
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venerdì, 10 novembre 2006





Che se non era la madre a venir giù a salti per le scale a far finire il gioco ai due manigoldi, lui sarebbe rimasto lì per un pezzo a dondolare. Mani strette a reggersi, ululante, il piccolo se ne stava inerpicato sull'alto dell'altalena, corde fisse al ramo secolare e pendolo infinito nella corsa. E il mondo a farsi contro e poi lontano, la paura la stessa e i lacrimoni freddi sulle guance con l'aria ch'era smossa. Urla di madre, sotto, e il pigliar scuse fratreno, grandicello, e l'altro a fuggir via per la scesa dell'orto. E sù e giù, distante dalla terra imbrecciata, vicino il mondo e il cielo e tornar dietro nel non finire mai l'andirivieni e l'ululato a pianto, non a singulto o grida. Fermato il pendolo a lento, tesa la madre, col fratello impaurito fermarono le corde. Loro a guardarlo, venne giù da solo, barcollò un momento, poi se ne uscì con una frase ritenuta storica. "Meno male che non sono morto, se no il babbo s'arrabbiava". Dicono si trattasse di un bimbo intelligente. Io non l'ho mai creduto.
postato da: Opposite alle ore 00:20 | link | commenti (13)
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