

mirò-Il sorriso delle ali
Ti mettevano cavalcioni sulle ginocchia mosse a ritmo e tu cavalcavi.
corri corri cavalli morelli, siamo arrivati alle porte di Napoli, dove stanno i somarelli,corri corri cavalli morelli!
Fin qui andava bene. Poi gli veniva l'idea
Sega segola, il bimbo va alla scuola e porta il panierino col pane e il formaggino, la maestra gli fa la festa.....
e qui veniva il brivido perché pur fidandoti dei grandi che si divertivano tanto, venivi sì tenuto per le manine e portato avanti e indietro al ritmo della filastrocca, ma all'ultimo ti ritrovavi a tronco allontanato all'indietro sul baratro oltre le loro ginocchia, mentre dicevano la frase terribile.........
e lo butta dalla finestra!

Dedicata a nonna Dalida
Buonanotte e buon riposo, andate a letto col vostro sposo, se lo sposo non l'avete, andate a letto con chi volete!

X Giarre, JdHooy, Monica, Heraclitus, Federicomiozzo, Yzma ed eventuali: E non bastava Testamento, proprio ora mi sono ricordato di Orologio. - Dire Fare Baciare Lettera Testamento OROLOGIO Erbetta -. Orologio era che il Penitenziere ( lunghe diatribe perché tutti volevano farlo...) ti stampava un bel morso sul polso e la ghiera dei denti faceva l'orologio. Ora, cari miei, mi sottoporrò all'umiliazione di chiedere in giro per Testamento. Me lo vedo, io che fermo qualche ormai distinta signora coetanea lungo il Corso di questa città povera di spirito e Anima e chiedo "Scusa, ma.....". Oddio, ne andrà pure del nome fin qui decorosamente portato (ma ti pare, mi ha fermato e mi ha chiesto....era sempre strano, quello, ma adesso è proprio andato...), ma vi assicuro che nulla potrà fermarmi. Non posso vivere senza sapere cosa fosse Testamento, anche se il non ricordarlo credo sia indice di una penitenza che non doveva esserci particolarmente simpatica e che perciò venne applicata solo qualche rara volta.

E poi, finito il gioco, c'era il timore della penitenza. Gongolava Erminia, quando poteva fissarti e condannarti a scegliere tra Dire, Fare, Baciare, Lettera, Testamento, Erbetta. E tu a correre con l'imbarazzo di Dire "Scema" alla signora più cattiva del vicinato, a Fare la linguaccia al capomastro dei muratori che magari ti tirava dietro una pietra, a schioccare un bacio a una passante sorpresa. Lettera era porgere le spalle a qualcuno che ci scriveva sopra con le dita unite. Il punto era il più fastidioso. Testamento non lo ricordo, Erbetta era una tirata di capelli. Se eri coraggioso, affrontavi la prova. A evitarla, con mille scuse, erano di solito i più sbruffoni del gruppo o quelli che, come Federico, si sapevano troppo piangenti. Quasi quasi indico una bella Mosca Cieca e li riconvoco tutti. Secondo voi verrebbero?

Era passato tanto tempo e la incontrai per motivi professionali. Non ricordava, disse e mi guardò sorpresa mentre le sciorinavo - Ammerìmmerò sciuscià cingalé, peropero ti ta, peropero ti ta a chi tocca de cerca' -, la "conta" che lei ci aveva insegnato da bambina per il gioco della Mosca Cieca, detta altrimenti Tana.

Fu una specie di coro di concordia. Le idee migliori, molto bello, geniale, l'immagine più bella e i complimenti. Lui ristette lì in silenzio a tentare di raccapezzare una briciola di idea sua propria. Nulla. Era da un po' che pensava di chiudere, deluso non sapeva da cosa, forse da quello scorrere di vita a distanza, da quelle voci che si affacciavano in stampa sullo schermo e gli restavano impresse. Eppure era questo che aveva cercato, a dire il vero da sempre, nelle corrispondenze tenute al tempo che si slungavano gli anni alla ricerca della maturità. Ricordò Francesco, in quel momento. Di quando per sbaglio una sua lettera era finita nella casella postale all'epoca che era stato nominato Bibliotecario nell'organizzazione parrocchiale.Captò il messaggio che diceva, del bisogno d'una corrispondenza tra il chiuso del carcere e la vita all'esterno. Periodo di scambio con una vita in pena a Piacenza a fare interruttori Ticino per non morir di noia e di pazienza. Una figlia, una donna che l'aveva deluso,un fratello prete che l'aveva rifiutato. E il visto sulle lettere e i suoi saluti al censore. Porta ancora lo scrupolo d'aver lasciato cadere la corrispondenza tra i fatti multipli d'una vita a procedere. Dove sarà Francesco e si ricorderà di lui? Fissò un attimo il disegno che aveva collocato in cima al post, capì e sorrise quando si riconobbe in quello al centro a strillare più forte, con quel berretto in testa a cui mancavano solo le orecchie d'asino. Ricomposta la bocca a modulare il canto, tornò, uno tra gli altri, al Coro.
Nanismo Ipofisario

Rimase lì, a fissare l'assurdo della cosa più odiata appesa alla parete. Arte era detta, quel fare del suo problema un'opera degna di riguardo senza rispetto a lei. Odiò in quel momento suo fratello, più d'ogni altra volta. Intorno, i tanto esperti col bicchiere in mano a dissertare d'innovazione e quant'altro. E lui a gongolare, ignorandola per quel sempre presente vergognarsi di lei, mentre l'occhialuto giornalista gli poneva domande per trarne un ritratto da pubblicare sul prossimo numero. Intanto che restava in un silenzio allibito, una catena di pensieri e ricordi in libertà colpiva la sua mente. Impostura, avrebbe voluto gridare. Di uno che era capace di aprire un libro a caso a vedere suggerita l'idea per un titolo, che affogava famelico l'ansia indecisa del suo essere inutile nel conforto del cibo e poi rubava le idee e quel che serviva per metterle in pratica facendo menzogna per arte. Tacque piuttosto e preferì defilarsi a portare altrove il segno evidente d'una piccola ghiandola che in lei s'era rifiutata di funzionare e di cui il bastardo che le era fratello aveva ingrandito l'immagine titolandola "Autunno".