
Vorrei esserti vicino a guardare in su a quel pezzo di cielo che gli aerei solcano alto puntinando la notte a intermittenza, con le pale eoliche che tagliano fette di vento e, da sotto, il ritmo della risacca. Lontane, luci di nave a portare oltre e nell'aria odore di timo. Poi sentire i galli che si chiamano a giro e il richiamo della civetta a rompere il silenzio delle case addormentate. iassu, kai tou kronou, agapi mou.
Kalò Kimonas
Termine appropriato: Rieccolo. Il Kalòs Irthes (ben arrivato) e Kalòs Kimonas (buon Inverno) con cui ti salutano quelli che rimangono, sono i due punti a congiungere il cerchio del soggiorno isolano. I primi anni ripartivo con la commozione mentre il bianco del paese diventava sempre più puntiforme all'orizzonte. Oggi non più. Lancio convinto il mio Ke tu Kronu, all'anno prossimo, Deo Volente, o prota o Theòs, prima Dio, come dicono loro.. E' francamente stata una buona vacanza, di gente poca poca, di vento fresco a tirare per tanti giorni, di sole e mare.Unico cruccio, non aver ritrovato la palla di pietra che anno scorso rigettai in mare. Bellissima e grande e troppo pesante per risalire a portarla fino alla casa di Nikos ed Elly, la coppia di pastori dal sorriso largo e dall'accoglienza regale.Nello scendere verso la costa, quel giorno mi ero librato in aria ricadendo sul sacro e fratturandomi l'ultimo tratto di coda che ci resta.E' il tratto a Nord dell'isola, impervio e impraticabile ai natanti per via della forza del mare.E' li che nottetempo sbarcarono i Turchi per radere al suolo ogni vita o ogni cosa.E lì il mare rotola le pietre a farne palle perfette. Forse per questo il posto si chiama ancora Canoni, come è probabile l'abbiano detto i Genovesi quando dominarono l'isola.Persa quella grande tra i cumuli di altre portate su dai marosi d'inverno o crollate dalle pareti a strabiombo (ma tanto la ritrovo), ne ho riportate altre cinque ad arricchire la raccolta che ho disseminato per casa.La sera prima di partire la piazza era apparecchiata per cinquecento e c'erano i musicanti.Ho scattato foto mentre gli altri ballavano. Pur sollecitato a insistenza, io evito di esibirmi nel pur semplice Sirtò isolano. L'unico straniero che non si rese ridicolo a muovere il corpo alla greca in uno dei mille modi che hanno, il Sirtaki, fu un messicano di razza, Antony Quinn. Ballo e cena di matrimonio si sono protratti fino alle sette del mattino. Nello scendere verso il porto c'è stato l'inevitabile punto di commozione nell'incontro con gli sposi e il corteo, a stringere mani dal finestrino dell'auto. Già, perché lì il dolce nuziale lo mangiano a casa degli sposi solo quelli che hanno resistito fino all'ultima nota.E poi giù al Caravi, la nave, che però è ripartita con un'ora di ritardo per aspettare i musicanti che dopo dodici ore di esibizione, almeno una doccia se la meritavano.Proprio sì, quel posto ha un suo posto ( e la rubo a qualcuno) sotto il mio sterno.Ben trovati e grazie a tutti di tanta premura e pazienza. Opposite